Comune di Pogliano Milanese

Il fiume Olona è da sempre una risorsa fondamentale per Pogliano. Sebbene il primo nucleo del paese si sia sviluppato lontano dalle sue sponde, l’area lungo il fiume era già abitata da importanti famiglie nobili del Ducato di Milano, come i Litta Visconti, gli Arese Lucini e i Cicogna, oltre, più anticamente dai Simonetta, i Visconti di Pogliano e i Grassi.

L’Olona, che divide il paese trasversalmente a metà, ha alimentato per secoli l’economia locale. Lungo il suo corso si trovavano cinque mulini, i cui nomi sono cambiati nel tempo. Oggi, le loro ruote non esistono più e gli edifici hanno nuove funzioni. Partendo dal confine di Nerviano e seguendone il corso, troviamo il Mulino Moroni che è un maneggio, il Mulino Litta una discoteca, il Mulino Doppio una cascina in rovina, il Mulino del Ragno un’abitazione privata, mentre il Mulino San Giulio è scomparso, ma il suo nome è ancora vivo nella toponomastica locale.

La presenza di ben cinque mulini in un tratto di fiume così breve è un segno dell’intensa attività agricola che ha arricchito il paese. L’Olona non era solo una risorsa per i mugnai, ma per l’intera comunità, dai proprietari terrieri alle famiglie contadine, che beneficiavano della sua forza e della sua acqua.

Il fiume è stato vitale anche per l’agricoltura, grazie a una rete di canali e bocche di irrigazione, alcune ancora esistenti (Bocca Cusana, Bocca Marcora, Bocca Pissavacca, Bocca Trinchera, Bocca Simonetta, Bocchello del Paradiso), che hanno irrigato per secoli ettari di campi. Ancora oggi, la stessa rete continua a svolgere questa funzione.

Dalla metà dell’Ottocento, l’Olona ha contribuito all’industrializzazione di Pogliano, fornendo l’energia necessaria alle tessiture per il funzionamento dei loro macchinari.

Purtroppo, a partire dal secondo dopoguerra, il fiume è diventato una delle vie d’acqua più inquinate d’Italia e d’Europa. Culminando negli anni ’50 e ’70, gli sversamenti industriali lo hanno reso un “nemico”, con le acque che cambiavano colore a seconda delle tinture scaricate dalle fabbriche a monte e che erano spesso maleodoranti e coperte di schiuma.

Fortunatamente, l’introduzione dei depuratori e una maggiore sensibilità ambientale hanno invertito la rotta. Negli ultimi anni, la qualità dell’acqua è migliorata notevolmente, permettendo di riappropriarsi delle sue sponde, ad esempio con la creazione di percorsi pedonali.

L’Olona non è solo natura, ma anche storia e cultura. Lungo le sue sponde si trovano luoghi di grande interesse, come l’edicola della Sacra Famiglia in via Piave, la cappella della Visitazione in via Monsignor Paleari, eretta nell’Ottocento per ringraziare della fine di un’epidemia di colera, e una riproduzione della grotta di Lourdes, del 1933, sul ponte Madre Teresa Zanda. Poco distante, all’incrocio tra via Roma e Chaniac, si trova la cappella del Sacro Cuore, fatta costruire nel 1960 in onore della visita pastorale del Cardinale Montini avvenuta l’anno precedente.

Oltre a donare ricchezza, l’Olona in passato ha anche causato danni, con esondazioni frequenti, l’ultima delle quali nel 2002. Negli ultimi decenni, tuttavia, l’innalzamento degli argini e dei ponti, la costruzione del canale scolmatore e delle vasche di laminazione hanno ridotto significativamente il rischio di inondazioni.

Negli ultimi anni, la qualità dell’acqua è migliorata notevolmente, permettendo di riappropriarsi delle sue sponde, ad esempio con la creazione di percorsi pedonali. Oggi, il fiume è anche il cuore del Parco Locale di Interesse Sovracomunale (PLIS) del Basso Olona, un’area protetta che prende il nome proprio dal corso d’acqua che lo attraversa e lo caratterizza. Il PLIS tocca diversi punti del territorio poglianese e svolge un ruolo fondamentale nel rendere verdi e vivi gli spazi attorno all’Olona, anche durante le estati più siccitose. Grazie alla sua presenza, il paesaggio fluviale conserva un equilibrio ecologico prezioso, che coniuga natura, memoria storica e fruibilità per la comunità.

Gabriele Magistrelli
Vicesindaco


Le raccolte