Descrivendo Castellanza al principio del quarto decennio dell’Ottocento, Giovanni Battista Rampoldi ne sottolineò una precisa particolarità geografica: «quivi comincia la lunga e stretta valle dell’Olona» (G. B. Rampoldi, Corografia dell’Italia, I, Milano 1832, p. 543). Infatti è da questo punto che il territorio assume una diversa conformazione poiché per chi proviene da Milano – come già notava Luigi Bossi nel secondo decennio dell’Ottocento – il fiume appare scorrere fino a Legnano «tranquillamente a fior di terra senza più fare alcuno scavo». Bossi aggiungeva che nel borgo si poteva attraversare l’Olona su di un ponte per poi – come avviene ancora oggi – affrontare «la salita piuttosto considerabile che in quel villaggio medesimo s’incontra, e per la quale è forza di montare, onde guadagnare la pianura superiore, nella quale la detta valle è scavata» (L. Bossi, Guida di Milano o sia descrizione della città e de’ luoghi più osservabili ai quali di Milano recansi i forestieri…, II, Milano 1818, pp. 9-10). Per secoli grazie al fiume e all’amenità della sua valle gravitarono su Castellanza le villeggiature di alcune famiglie del patriziato milanese. Lo attestano la bella Villa Brambilla edificata da Pietro Pestagalli, la più antica Villa Piola Daverio e Casa Fagnani, i cui avanzi sono ora inglobati nella sede dell’Università LIUC.
È noto che l’acqua non rappresentò solo occasione di svago e diletto per i ceti più abbienti della società di antico regime, ma fu la forza motrice dei mulini che, come ricordato nel Dizionario del Fiume Olona di Luigi Mazzocchi, all’epoca delle mappe redatte dall’ing. Gaetano Raggi (1772) erano centosei con quattrocentoventiquattro rodigini, compresi un filatoio, un maglio, due folle di panni e diversi torchi per la produzione di olio (L. Mazzocchi, Dizionario del Fiume Olona, Milano 1920, s.v. “Molini”).
L’economia però andava cambiando. Nel 1848 – l’anno delle Cinque giornate di Milano – la Guida statistica della provincia di Milano a proposito delle industrie e delle manifatture precisava che «le filature di cotone che da molti anni furono da noi introdotte, e che vanno giornalmente aumentando e prosperando, prendono posto [per numero] subito dopo le filande di seta». Elencava quindi le tredici realtà più importanti, di cui – è opportuno ricordarlo – dieci erano azionate dalle acque del fiume Olona, due da quelle del Lambro e una dall’Adda. In questa lista compariva anche la filatura di Giuseppe Turati in Castellanza e qualche riga dopo si forniva un’informazione importante che, a quanto mi risulta, rappresenta il primo riferimento in letteratura dell’insediamento Cantoni nel borgo: «altra simile [filatura], pure mossa dall’Olona, verrà quanto prima attivata alla Castellanza dove va ora costruendosi per cura del sig. Cantoni coll’ingente dispendio di oltre un mezzo milione» (Guida statistica della provincia di Milano… Milano 1848, p. 185). Prendeva così l’abbrivo una presenza che determinò lo sviluppo sociale – si pensi per esempio all’incremento della popolazione – ed economico di Castellanza e che ne caratterizzò anche l’aspetto architettonico e urbanistico.
Per rendersene conto basta considerare l’imponente filatura parallela al fiume. Edificata nel 1905 da Giuseppe Brini e Simone Roveda e poi ampliata a più riprese fino al 1930, con i suoi eleganti prospetti caratterizza parte del tratto cittadino del Sempione. Oppure si osservino gli edifici di gusto moderno e dal respiro internazionale realizzati per la Cantoni nella prima metà degli anni ‘60 del ‘900 da Vito e Gustavo Latis.
Lo sviluppo manifatturiero che segnò profondamente l’identità di Castellanza ebbe tuttavia ripercussioni ambientali non irrilevanti, destino quest’ultimo condiviso con molti comuni posti lungo le sponde del fiume. Come puntualizzò il già citato Mazzocchi, l’Olona, da risorsa vitale e forza motrice, «col sorgere e coll’ampliarsi di molti stabilimenti industriali […] divenne come un grande collettore di tutti i rifiuti di concerie, cartiere, tintorie, candeggi, stamperie ecc. diguisaché le acque del piccolo fiume, specie nelle magre estive, si rendono così fortemente tinte e inquinate da riuscire più di danno che di utile ai prati che esse irrigano». A Castellanza, per esempio, tra le tintorie «che scaricano nel fiume i loro rifiuti relativamente depurati» si indica quella della Manifattura Tosi subentrata alla Turati, mentre per i candeggi si enumerano quelli appartenenti agli opifici Tosi, Cantoni, Binda e Cerini (L. Mazzocchi, Dizionario del Fiume Olona, Milano 1920, s.v. “Inquinamento”, “Tintorie”, “Candeggi”).
La scarsa sensibilità ambientale di allora e l’alto numero di lavoratori coinvolti nelle diverse imprese resero difficile contrastare tale degrado. Poi, progressivamente, quel mondo produttivo perse terreno nell’economia globale e la città assistette all’inesorabile chiusura di alcune delle industrie che ne avevano determinato una certa notorietà. Luoghi prima operosi e pieni di vita divennero disabitati. La fruibilità delle aree più prossime all’asse cittadino del fiume conobbe un crescente abbandono. La percezione della presenza dell’Olona quasi sparì dall’ordinaria vita cittadina per riattivarsi prepotentemente con la drammatica alluvione del 13 settembre 1995.
Nel frattempo, però, per Castellanza era già incominciata una stagione di cambiamenti e trasformazioni. Tra il 1989 e il 1991 parte del sito del Cotonificio Cantoni fu riqualificata dal sapiente intervento di Aldo Rossi – che qui lavorò insieme ad Andrea Balzani e con la collaborazione di Marco Brandolisio, Luca Imberti e Francesco Gatti – per accogliere l’Università LIUC. Inoltre, nella seconda metà degli anni ‘90 del secolo scorso si procedette alla demolizione della Manifattura Tosi. Venne però conservato l’edificio che prima ne ospitava i reparti di finitura per trasformarlo, con un progetto curato da DAP Studio e ultimato nel 2004, nella nuova sede della Biblioteca civica. In quel lasso di tempo si provvide anche all’allargamento delle sponde fluviali, al rifacimento degli argini e alla chiusura degli scarichi inquinanti diretti nell’Olona. Tutti questi interventi consentirono alla comunità cittadina di tornare progressivamente a percepire il fiume, riconciliandosi con lui e riconoscendolo come elemento su cui impostare lo sviluppo del territorio. L’apertura nel gennaio 2026 del nuovo tratto urbano della pista ciclopedonale “Valle Olona-Moveon” completa l’importante infrastruttura provinciale avviata nel primo decennio del nuovo millennio. Una grande opera di mobilità dolce che ha saputo ricucire territori e comunità lungo l’asse fluviale, aiutando a riscoprire il valore paesaggistico e ambientale del fiume. Così l’Olona, che ha modellato la conformazione e la storia di Castellanza, appare sempre più un’importante risorsa ambientale e culturale capace di orientare la città verso il futuro.
Davide Tarlazzi
Assessore alla Cultura






